Concordato preventivo

Sentenze tribunali merito in tema di concordato preventivo (8-7-2016)

 

Art. 160

App. Venezia 12 maggio 2016, decr. - Pres. ed Est. Di Francesco - Banco Popolare soc. coop. (avv.ti Tarzia, Staunovo-Polacco) c. Bicos s.r.l. in liquidazione (avv.ti Fulco, Mengoni)

1. La proposta di concordato preventivo nella quale sia previsto, con riferimento ai creditori ipotecari, un pagamento

inferiore al valore di realizzo in sede concordataria degli immobili gravati, ma corrispondente al presumibile ed  nferiore realizzo degli stessi in sede fallimentare, con destinazione del surplus al pagamento degli altri creditori, contrasta con il divieto di alterare le cause di prelazione, atteso che in tale ipotesi il maggior valore ricavabile nel concordato non è assimilabile a finanza esterna, ma rappresenta risorse endogene, con la conseguenza che l’intero ricavato della vendita deve essere destinato al soddisfacimento dei creditori muniti di cause di prelazione sugli specifici cespiti.

 

Art. 161

Trib. Bergamo 26 aprile (data della decisione), decr. - Pres. ed Est. Vitiello

1. Durante il periodo di concordato con riserva, il Tribunale può autorizzare il debitore, ai sensi dell’art. 161 settimo comma l.fall., alla definizione di un accertamento con adesione con l’Agenzia delle entrate qualora la stessa comporti un considerevole vantaggio per la massa dei creditori e non implichi alcun rischio di alterazione dell’ordine della cause di prelazione.

 

Art. 163bis

 

Trib. Forlì 3 febbraio 2016 (data della decisione), decr. - Pres. ed Est. Pazzi

1. La disciplina delle offerte concorrenti, prevista dall’art. 163bis l.fall., si applica a qualsiasi trasferimento di beni in ambito concordatario e quindi non soltanto in caso di concordato liquidatorio, ma anche in caso di concordato con continuità mista e con continuità funzionale alla cessione dell’azienda.

 

Trib. Forlì 3 febbraio 2016 (data della decisione), decr. - Pres. ed Est. Pazzi

2. Ai sensi del combinato disposto degli artt. 163bis, ultimo comma, e 182, quinto comma, l.fall., la vendita competitiva può avvenire anche nella fase pre-concordataria, ex art. 161, sesto comma, l.fall., in assenza di piano, proposta e relazione attestatrice.

 

Trib. Palermo 4 maggio 2016, decr. - Pres. Marino - Est. Montante - CE.DI SISA Sicilia S.p.A.

3. La vendita competitiva, ai sensi dell'articolo 163bis l. fall., di beni dell'impresa proponente può rientrare nel novero degli atti di straordinaria amministrazione a carattere di urgenza di cui all’art. 161, settimo comma, l.fall. e può essere autorizzata anche durante la fase di concordato c.d. con riserva (nel caso di specie, il Tribunale ha autorizzato la vendita in blocco delle merci in ragione della loro rapida obsolescenza e dei relativi costi di mantenimento).

 

Trib. Livorno 11 maggio 2016 (data della decisione), decr. - Pres. Nannipieri - Est. Marinai - Il Lavoro Italiano Soc. coop.

4. Nell’ipotesi di contratti preliminari, aventi ad oggetto la cessione di singoli beni ricollegabili alla normale e caratteristica attività di gestione dell’impresa, stipulati dal debitore prima della domanda di concordato preventivo, non si applica la disciplina del procedimento  competitivo nelle offerte concorrenti ex art. 163bis l.

fall.

Art. 169

Trib. Rovigo 4 maggio 2016, decr. - Pres. D’Amico - Est. Bettio - Cassa di Risparmio del Veneto c. fall. L. L. s.r.l.

1. Nell’ipotesi in cui, alla domanda di concordato preventivo, abbia fatto seguito la dichiarazione di fallimento, l’applicabilità del principio della consecuzione delle procedure concorsuali non è rimessa all’avvenuta ammissione

o meno del debitore al concordato, ma alla sussistenza ab origine dello stato d’insolvenza che ha dato luogo al fallimento; ne consegue che l’art. 45 l.fall., richiamato nel concordato preventivo dall’art. 169 l.fall., è applicabile a far tempo dalla domanda di concordato anche qualora essa sia stata dichiarata inammissibile ex art. 162 l.fall., con dichiarazione di fallimento.

 

Art. 169bis

Trib. Monza 19 aprile 2016, decr. - Pres. Buratti - Est. Crivelli - Grafinda S.p.A.

1. I contratti di anticipazione bancaria in conto corrente sono caratterizzati dal fatto che, a seguito dell’erogazione dell’anticipazione, il cliente è tenuto a rimborsarla, mentre la banca è tenuta a dare esecuzione al mandato che, pur in rem propriam, è però anche nell’interesse del cliente quale mezzo per rientrare dell’anticipazione ricevuta; detto rapporto ha carattere unitario, giacché il mandato costituisce la controprestazione dell’anticipazione, garantendo alla banca il rientro, con la conseguenza che si tratta di prestazioni indissolubilmente connesse e che ad esse, se ancora in essere all’atto del concordato preventivo, è applicabile l’art. 169bis l.fall., ad eccezione dell’ipotesi in cui all’anticipazione abbia fatto riscontro la cessione del credito, nel qual caso la prestazione del cliente si esaurisce attraverso l’atto di cessione.

 

Art. 174

App. Napoli 11 febbraio 2016 - Pres. Cultrera - Est. Serrao d’Aquino - Battiloro Forniture Eletteriche Generali s.r.l. (avv. C. Iannace) c. Fall. Battiloro Forniture Eletteriche Generali s.r.l. ed altri

1. Il fideiussore del debitore proponente il concordato, non ancora escusso, essendo opportuno evitare incrementi

del passivo, con conseguente alterazione delle maggioranze, non può partecipare al voto

 

Art. 182 quinquies

Trib. Benevento 21 aprile 2016 (data della decisione), decr. - Pres. ed Est. Monteleone - Olio Dante S.p.A. 1. Ai fini dell’autorizzazione alla stipula di finanziamenti prededucibili ai sensi dell’art, 182quinquies, primo comma,  l.fall., il requisito della funzionalità alla migliore soddisfazione dei creditori non è ancorato al rispetto della garanzia patrimoniale generale dei creditori, ma si risolve nel considerare che il piano sottostante gli accordi, basato sulla prosecuzione dell’impresa, non può prescindere dai finanziamenti esterni (nella specie, il finanziamento risultava funzionale all’esercizio dell’attività aziendale e necessario per la sua prosecuzione).

 

Art. 183

App. Venezia 12 maggio 2016, decr. - Pres. ed Est. Di Francesco - Banco Popolare soc. coop. (avv.ti Tarzia, Staunovo-Polacco) c. Bicos s.r.l. in liquidazione (avv.ti Fulco, Mengoni)

1. Il reclamo avverso il decreto di omologa del concordato preventivo, emesso in presenza di opposizione, può essere proposto unicamente dall’opponente/soccombente e non anche da qualunque altro interessato; il termine per il reclamo è di giorni trenta e decorre dallanotificazione del decreto a cura della parte, secondo il modello delineato dall’art. 739, secondo comma, c.p.c.

 

Art. 186

Trib. Napoli Nord 16 aprile 2016 (data della decisione) - Pres. Caria - Est. Rabuano - Eldo Italia S.p.A. (avv.ti Bassi, Corvino, Palmiero)

1. La dichiarazione di fallimento del debitore ammesso al concordato preventivo omologato è giuridicamente possibile anche in mancanza di previa risoluzione del concordato preventivo, nel caso in cui risulti, tramite una valutazione ex post e in concreto svolta dal tribunale in sede di giudizio prefallimentare e in eventuale antitesi rispetto al giudizio ex ante e in astratto compiuto in sede concordataria sulla fattibilità economica del piano, che l’accordo non ha risolto la situazione di insolvenza, ovvero la stessa sia sopraggiunta nella fase di esecuzione del concordato.

 

Massimario giruisprudenziale

Massimario giurisprudenziale in tema di concordato preventivo (06/05/2016)

 

Art. 160

 

Trib. Pisa 26 febbraio 2016, decr. - Pres. Sammarco - Est. Zucconi

 

È ammissibile la proposta di concordato che prevede il pagamento dei crediti per tributi locali, assistiti da privilegio generale sui beni mobili senza collocazione sussidiaria sugli immobili, in una percentuale pari a quella prevista per i crediti chirografari, qualora venga attestato, con relazione giurata ex art. 160, comma 2, l.fall., che i suddetti crediti privilegiati non possono trovare soddisfazione attraverso la liquidazione sul ricavato della massa mobiliare; in tal caso è escluso che il trattamento riconosciuto nella proposta a detti crediti costituisca alterazione dell’ordine delle cause legittime di prelazione.

 

 

 

Art. 161

 

Trib. Asti 11 febbraio 2016, decr. - Pres. Donato - Est. Francioso

 

Va considerata come nuova proposta e non come mera modificazione o integrazione la proposta che preveda, rispetto alla precedente, elementi del tutto nuovi quali la formazione di classi, l’ingresso di un garante, la soddisfazione mediante datio in solutum, la costituzione di una newco, l’assegnazione del bene in leasing, la diversa percentuale offerta ai chirografari; di conseguenza, alla nuova proposta presentata dopo l’introduzione delle disposizioni di cui al D.L. n. 83/2015 vanno applicate le nuove norme, anche se la domanda originaria sia stata depositata in epoca anteriore alla novella legislativa.

 

 

Art. 162

 

App. Firenze 3 marzo 2016 - Pres. Orsucci - Est. Di Falco

 

Non costituisce una fattispecie di abuso del diritto la presentazione di domanda di concordato preventivo con riserva, ex art. 161, comma 6, l.fall., depositata in pendenza di un procedimento prefallimentare, nel caso in cui la società abbia deliberato l’accesso alla procedura in epoca anteriore all’udienza, ma il deposito sia avvenuto dopo che il giudice si è riservato di riferire al collegio solo a causa dei dissidi insorti tra i soci; in tal caso, va revocata la dichiarazione di fallimento e gli atti vanno restituiti al Tribunale affinché valuti l’ammissibilità della domanda di concordato.

 

 

Art. 169 bis

 

-       Trib. Bergamo 28 gennaio 2016, decr. - Pres. ed Est. Vitiello - C. Paolo P. S.p.a.

 

Le linee di credito autoliquidanti rientrano nel novero dei contratti pendenti, in quanto non interamente eseguiti da entrambe le parti e, di conseguenza, nel concordato preventivo possono essere sospesi e/o sciolti ai sensi dell’art. 169 bis l.fall.

 

 

-       Trib. Massa 1° febbraio 2016, decr. - Pres. ed Est. Fabbrizzi - Begas Energy Internationa S.r.l. in liquidazione

 

Nel concordato preventivo con riserva può trovare applicazione l’istituto della sospensione dei contratti pendenti, in tal senso deponendo la portata semantica delle espressioni terminologiche impiegate nel comma 1 dell’art. 169 bis l.fall., la finalità protettiva del patrimonio del debitore perseguita dalla norma e la reversibilità degli effetti, del tutto compatibili con i possibili scenari nei quali è suscettibile di evolversi la domanda prenotativa.

 

-       Trib. Massa 1° febbraio 2016, decr. - Pres. ed Est. Fabbrizzi - Begas Energy Internationa S.r.l. in liquidazione

 

La sospensione del contratto dal quale sorgono obbligazioni garantite da un contratto autonomo di garanzia non provoca la sospensione della garanzia che lo correda, stante l’indipendenza ed autonomia dei due rapporti giuridici che esclude il principio di accessorietà ordinariamente immanente al contratto di fideiussione.

 

 

Art. 173

-       Trib. Verona 15 gennaio 2016, decr. - Pres. ed est. Platania - G.M. S.r.l.

 

La mancanza di informazioni circa la pendenza di cause al momento della proposizione della domanda di concordato e di cause instaurate dopo, in quanto circostanza atta ad incidere negativamente sul piano per l’ipotesi di soccombenza e conseguente condanna alla rifusione delle spese per importi complessivamente rilevanti, integra una condotta  censurabile e tale da giustificare la revoca dell’ammissione al concordato ex art. 173 l.fall.

 

-       Trib. Rovigo 9 marzo 2016, decr. - Pres. D’Amico - Est. Martinelli

 

Il compimento di atti in frode ai creditori provoca la revoca del concordato preventivo anche se le iniziative assunte dagli amministratori, si siano rivelate dannose per la stessa società, a nulla rilevando la circostanza che la debitrice abbia provveduto alla sostituzione dell’organo gestorio autore del fatto illecito o che sia in seguito mutata la compagine sociale.

 

 

Art. 182 bis

 

Trib. Milano 3 dicembre 2015 (data della decisione), decr. - Pres. Paluchowshi - Est. Macripò - SGR S.p.a.

 

Il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari ex art. 182 bis, comma 6, l.fall. può essere disposto dal tribunale qualora dalla documentazione prodotta emerga la sussistenza dei presupposti per pervenire ad un accordo di ristrutturazione dei debiti con le maggioranze di cui al comma 1 dell’art. 182 bis l.fall. e delle condizioni per il regolare pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che comunque hanno negato la propria disponibilità a trattare, essendo consentita in tale sede una mera disamina degli atti (Nel caso di specie, il tribunale ha disposto il divieto richiesto da una società di gestione del risparmio con riferimento allo stato di crisi del fondo di investimento immobiliare di tipo chiuso gestito dalla stessa).

Massime di sentenze in tema di concordato

Sentenze Tribunali di merito in tema di concordato preventivo (25/04/2016)

 

Art. 160

Trib. Teramo 5 gennaio 2016 - Pres. Cappa - Est. Cirillo

La proposta di concordato preventivo di società appartenenti al medesimo gruppo può essere formulata previo conferimento ad una società ad hoc delle rispettive aziende ai sensi degli artt. 2558-2560 c.c., risolutivamente condizionato alla mancata definitiva omologazione del concordato, purché le masse attive e passive vengano mantenute separate, così come le maggioranze per l’approvazione.

 

Trib. Alessandria 18 gennaio 2016, decr. - Pres. ed Est. Santinello - B. G. & Fratello S.p.a.

Il concordato con assuntore non costituisce un tipo di diverso rispetto a quello liquidatorio o a quello con continuità aziendale, pertanto anche il concordato con assuntore deve essere qualificato come liquidatorio o con continuità a seconda dell’obiettivo perseguito.

 

Trib. Alessandria 18 gennaio 2016, decr. - Pres. ed Est. Santinello - B. G. & Fratello S.p.a.

Al concordato c.d. “misto” si applica la disciplina relativa alla componente economicamente e funzionalmente prevalente; pertanto, per l’ipotesi che la componente liquidatoria sia minima rispetto a quella della continuità non scatta l’obbligo di assicurare la percentuale di pagamento dei creditori chirografari previsto per il concordato liquidatorio dal D.L. n. 83/2015.

 

Art. 163 bis

Trib. Alessandria 18 gennaio 2016, decr. - Pres. ed Est. Santinello - B. G. & Fratello S.p.a.

La disciplina sulle offerte concorrenti prevista dall’art. 163 bis l.fall. trova applicazione non solo in caso di contratto preliminare di vendita, ma in tutti i casi di contratti già conclusi dal debitore che abbiano come scopo ultimo il trasferimento dell’azienda o dei beni immobili al termine dell’affitto o della locazione.

 

Art. 182 bis

App. Torino 3 agosto 2015 - Pres. Barelli Innocenti - Est. Grosso

In sede di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis l.fall. il sindacato del tribunale non può essere diverso da quello elaborato dalla giurisprudenza in tema di concordato preventivo, in particolar modo qualora non siano state proposte opposizioni e, quindi, nessuno si sia attivato per far valere ragioni ostative all’omologazione; ne consegue che il tribunale non può negare l’omologa sulla base di ragioni attinenti all’aspetto prettamente economico, ritenendo l’accordo inidoneo a conseguire la propria causa concreta secondo valutazioni di tipo meramente probabilistico

e non basate su dati emergenti prima facie da cui poter desumerne una assoluta e manifesta inidoneità dell’accordo a soddisfare, in particolare, i creditori non aderenti.

 

Art. 182 quinquies

Trib. Benevento 4 febbraio 2016, decr. - Pres. ed Est. Monteleone

Il debitore può essere autorizzato dal tribunale a contrarre nuovi finanziamenti prededucibili, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 182 quinquies l.fall., qualora la mancata fruizione di tali finanziamenti comporti un pregiudizio irreparabile per la società a causa della probabile interruzione delle forniture, dell’addebito certo di penali e dei rischi di contestazioni di inadempimento da parte delle committenze.

 

Art. 184

Trib. Milano 23 dicembre 2015 in funzione di G.U. - Est. D’Aquino

In tema di effetti del concordato preventivo per i creditori, la regola stabilita dall’art. 184, comma 2, l.fall., in forza della quale, salvo patto contrario, il concordato della società ha efficacia nei confronti dei soci illimitatamente responsabili, si applica anche quando i soci siano, al contempo, fideiussori della società, senza che assuma rilevanza il momento (anteriore o posteriore all’assunzione della posizione di socio), in cui sia stata contratta la garanzia fideiussoria.

 

Art. 186

Trib. Rovigo 3 febbraio 2016 - Pres. D’Amico - Est. Martinelli - Sarisa S.r.l. c. Palazzo Veneto S.n.c.

Nell’ipotesi in cui il debitore concordatario, senza garantire una percentuale minima, abbia messo a disposizione dei creditori il proprio patrimonio, indicando le possibili percentuali di soddisfazione, sulla base dei valori economici attestati, si deve ritenere che abbia trasferito l’alea della liquidazione sui creditori; in tal caso, la corretta informazione dei creditori e la sussistenza delle qualità indicate dei beni messi in liquidazione impediscono la possibilità di configurare un inadempimento allorché dalla vendita dei beni non si ricavi l’importo previsto. Tuttavia, essendo il concordato preventivo ontologicamente funzionalizzato alla soddisfazione, ne consegue che, qualunque sia la proposta concordataria, implicitamente vi è l’obbligo di soddisfare i creditori chirografari in una qualche misura, con il corollario che, ove non possa essere soddisfatta in nessun modo la massa chirografaria, si configura il grave inadempimento che giustifica la risoluzione del concordato.

 

Art. 186 bis

App. Firenze 31 agosto 2015 - Pres. Mascagni - Est. Di Falco - M. Real Estate S.r.l. (avv.ti Petraglia, Viola) c. Fall. M. Real Estate S.r.l. (avv. Lunghini)

La proposta di concordato preventivo che preveda la continuazione dell’attività d’impresa, assimilabile ad un esercizio provvisorio e con assunzione del relativo rischio, in funzione della successiva liquidazione integrale dell’attivo, è riconducibile alla previsione dell’art. 186 bis l.fall. quale concordato con continuità aziendale e, di conseguenza, deve essere corredata della relazione attestante che la prosecuzione dell’attività prevista dal piano è funzionale al migliore soddisfacimento dei creditori.

 

Trib. Alessandria 18 gennaio 2016, decr. - Pres. ed Est. Santinello - B. G. & Fratello S.p.a.

La disciplina sulla continuità d’azienda prevista dall’art. 186 bis l.fall. trova applicazione non solo in caso di esercizio diretto da parte del debitore, ma anche in caso di affitto dell’azienda a terzi.

 

Composizione della crisi (L. n. 3/2012)

Trib. Rimini 15 dicembre 2015 (data della decisione), ord. - G.E. Polchi

Ai sensi dell’art. 10, comma 2, lett. c), L. n. 3/2012, sino al momento in cui il provvedimento di omologa diventa definitivo, i creditori aventi titolo o causa anteriore non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive individuali, né disporre sequestri conservativi, né acquistare diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo.

Massime Tribunali di merito in tema di concordato

Massime giurisprudenza di merito in tema di concordato preventivo (7/3/2016)

 

  

Art. 146

 

Trib. Venezia 19 maggio 2015, ord. - Pres. Farini - Est. Boccuni

 

Gli amministratori, i sindaci e l’attestatore dell’accordo di ristrutturazione dei debiti della società poi fallita sono responsabili dell’aggravamento del dissesto conseguente  al ritardo nella dichiarazione di fallimento dovuto al procedimento ai sensi dell’art. 182 bis l.fall., qualora l’iniziativa ristrutturatoria sia stata fondata su valutazioni sovrastimate dell’attivo tali da renderla concretamente non fattibile e con una determinazione del danno pari agli oneri successivi all’insorgere dello stato di insolvenza che non sarebbero maturati in caso di tempestiva dichiarazione di fallimento (oneri individuati, nel caso di specie, nel compenso dell’attestatore, negli interessi maturati sui debiti pregressi nel periodo fra l’iniziativa di ristrutturazione del debito e la dichiarazione di fallimento, nonché in altre passività sorte nelle more).

 

 

Art. 160

 

Trib. Roma 16 dicembre 2015, decr. - Pres. La Malfa - Est. Odello

 

1. Qualora la proposta di concordato sia sottoposta a condizioni, gli eventi futuri ed incerti devono essere valutati compiutamente dall’asseveratore, il quale deve esprimere un giudizio di verosimiglianza in ordine al fatto che essi possano in futuro realmente realizzarsi.

 

Trib. Firenze 8 gennaio 2016, decr. - Pres. Pompei - Est. Selvarolo

 

2. Il nuovo disposto del comma 4 dell’art. 160 l.fall. secondo cui, in ogni caso, la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari deve essere interpretato nel senso che il debitore deve proporre fondatamente il pagamento di tale percentuale, laddove per fondatamente deve intendersi una prospettazione a metà strada fra il concetto di garanzia e quello della ragionevole previsione; spetterà poi al Tribunale verificare che la proposta contenga l’assicurazione di detto soddisfacimento sulla base di un piano che non possa essere qualificato come manifestamente inidoneo a raggiungere tale obiettivo.

 

Trib. Foggia 6 agosto 2015 - Pres. Cea - Est. Murgo - Pugliese (avv. Troiano - Clemente) c. Orticola Mediterranea soc. agr. a r.l. (avv. Salerno)

 

3. La L. n. 3/2012 che ha esteso espressamente i benefici di cui alla L. n. 44/1999 (disposizioni concernenti il

fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura), al “fallito”, non contempla analoga previsione

per l’impresa in concordato preventivo; ne consegue che la sospensione dei termini ex art. 20, L. n. 40/1999, come modificata dalla L. n. 3/2012, non può trovare applicazione alle procedure di concordato preventivo, trattandosi non di procedura liquidatoria forzosa ma di mezzo di risoluzione negoziale della crisi dell’imprenditore.

 

 

Art. 167

 

Trib. Bergamo 23 dicembre 2015, decr. - Pres. Vitiello - Est. Golinelli

 

In caso di concordato con riserva ex art. 161, comma 6, l.fall., qualora vi sia necessità di salvaguardare l’integrità e il valore del ramo aziendale al fine della migliore soddisfazione dei creditori, il Tribunale può autorizzare in via d’urgenza l’affitto del ramo di azienda e differire ad un momento successivo l’esperimento di una procedura

competitiva per l’individuazione di altro soggetto affittuario, ferma restando in ogni caso la necessità di esperire procedure competitive al momento della vendita dell’azienda (nel caso di specie, il Tribunale ha autorizzato la stipula dell’affitto di azienda con assunzione a carico dell’affittuario degli oneri per la manutenzione straordinaria necessari per la prosecuzione dell’attività produttiva che altrimenti sarebbe stata compromessa).

 

 

Art. 169 bis

 

Trib. Modena 18 gennaio 2016, decr. - Est. Galli – Impresa di Costruzioni S. dott. ing. V.S. geom. G. S.p.a.

 

Il contratto di consorzio costituito in forma societaria è astrattamente suscettibile di scioglimento ex art. 169 bis l.fall. qualora vi siano prestazioni ineseguite e lo scioglimento sia funzionale alla procedura di concordato.

 

Trib. Modena 18 gennaio 2016, decr. - Est. Galli – Impresa di Costruzioni S. dott. ing. V.S. geom. G. S.p.a.

 

2. In ipotesi di controversia sulla determinazione dell’equo indennizzo ex art. 169 bis l.fall. la competenza a decidere spetta al giudice ordinario nell’ambito di un normale giudizio di cognizione, potendo il giudice delegato intervenire in via provvisoria soltanto nei limiti e per gli effetti di cui all’art. 176 l.fall. ammettendo in tutto o in parte il credito contestato ai soli fini del voto, senza che ciò pregiudichi la pronuncia definitiva sulla sussistenza del credito stesso.

 

 

Art. 173

 

Trib. Trento 30 ottobre 2015 (data della decisione), decr. - Pres. Avolio - Est. Attanasio

 

Qualora la proposta di concordato evidenzi gravi carenze informative scoperte dal commissario relative a fatti idonei ad influire sul giudizio dei creditori e la condotta omissiva risulti intenzionale, vi sono gli estremi per revocare l’ammissione al concordato preventivo ai sensi dell’art. 173 l.fall. (nel caso di specie, le omissioni e le carenze informative riguardavano, tra l’altro, patti parasociali e conseguenti obblighi di indennizzo).

 

 

Art. 186 bis

 

Trib. Siracusa 23 dicembre 2015, decr. - Pres. Alì - Est. Innaria - Bosello S.r.l. (avv. De Benedictis) c. Massa dei creditori

 

In tema di concordato preventivo con continuità aziendale, la previsione della dismissione di alcuni beni immobili considerati non più strategici per l’esercizio dell’attività ed il fatto che dalla loro liquidazione si preveda di ricavare un apporto prevalente rispetto a quello riveniente dalla prosecuzione in continuità dell’attività d’impresa non muta la natura del concordato, correttamente qualificato ai sensi dell’art. 186 bis l.fall.

 

 

Art. 184

 

Trib. Como 12 ottobre 2015 (data della decisione) in funzione di giudice unico - Est. Petronzi - SACE SRV S.r.l. (avv.ti A. Noseda - G. Giusti) c. S.r.l. (avv.ti B. Inzitari - G. Pozzoli)

 

Il disposto dell’art. 184 l.fall., che esclude l’effetto esdebitatorio del concordato per i terzi che si sono obbligati direttamente con i creditori del debitore ammesso alla procedura, sussistendo la medesima ratio, è applicabile anche nel caso di terzo datore di ipoteca; quest’ultimo, pertanto, non può invocare la falcidia concordataria nei confronti del creditore ipotecario che dovrà quindi essere soddisfatto nei limiti della capienza del bene ipotecato.

 

 

Massime giurisprudenziali in tema di concordato preventivo

Raccolta di massime di sentenze della Corte di Cassazione e dei Tribunali di merito in tema di concordato preventivo

 

Art. 1

Cass. Civ., SS.UU., 20 marzo 2015, n. 5685 - Pres. Rovelli - Est. Ragonesi - P.M. Apice - Termoidraulica B.C.

(Avv. Solenni) c. Fallimento EDIL 2000 costruzioni S.n.c. di S. A. & I. (Avv. Falconi Amorelli)

Vedi Cass. 27 luglio 1998, n. 7366; Cass. 6 ottobre 2005, n. 19508; Cass. 4 luglio 2012, n. 11154

 

In tema di impresa artigiana, i criteri richiesti dall’art. 2083 c.c., ed in genere dal codice civile, valgono per l’identificazione dell’impresa artigiana nei rapporti interprivati, mentre quelli posti dalla legge speciale (L. 8 agosto 1985, n. 443) sono, invece, necessari per fruire delle provvidenza previste dalla legislazione (regionale) di sostegno, sicché l’iscrizione all’albo di un’impresa artigiana, effettuata ai sensi dell’art. 5 della ricordata L. n. 443 del 1985, non spiega alcuna influenza ai fini dell’applicazione dell’art. 2751 bis, n. 5, c.c. - nel testo vigente “ratione temporis”, prima della novella introdotta dal D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, convertito dalla L. n. 35 del 2012 - dettato in tema di privilegi, dovendosi, a tal fine, ricavare la relativa nozione alla luce dei criteri fissati, in via generale, dall’art. 2083 c.c. Ne consegue che, per accertare la ricorrenza della qualità di piccolo imprenditore, occorre valutare l’attività svolta, il capitale impiegato, l’entità dell’impresa, il numero dei lavoratori, l’entità e la qualità della produzione, i finanziamenti ottenuti e tutti quegli elementi atti a verificare se l’attività venga svolta con la prevalenza del lavoro dell’imprenditore e della propria famiglia, mentre risulta irrilevante il superamento delle soglie di fallibilità, ex art. 1, comma 2, l.fall., nel testo novellato dal D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, non sussistendo più alcun collegamento tra la condizione di piccolo imprenditore e i presupposti per il fallimento.

 

Art. 66

Cass. Civ., Sez. III, 20 marzo 2015, n. 5586 - Pres. Spirito - Est. Travaglino - P.M. Fresa - P.A. (Avv. Carpentieri)

c. Curatela Fallimento di D.S.G. (Avv. Marino)

 

Nel giudizio di revocazione ordinaria di un atto di disposizione patrimoniale compiuto dal debitore, qualora sopravvenga il fallimento di questi, il curatore può subentrare nell’azione in forza della legittimazione accordatagli dall’art. 66 l.fall., accettando la causa nello stato in cui si trova, sicché trattandosi di azione che il curatore trova nella massa fallimentare e si identifica con  quella che i creditori avrebbero potuto esperire prima del fallimento, la prescrizione decorre anche nei confronti della curatela, ai sensi dell’art. 2903 c.c., dalla data dell’atto impugnato, mentre il compimento di un atto interruttivo della stessa da parte di uno dei creditori, cui il curatore sia subentrato ex art. 66 cit., giova alla massa fallimentare.

 

Art. 98

Cass. Civ., Sez. VI, 1°, 5 marzo 2015, n. 4524 - Pres. Di Palma - Est. Cristiano - Unicredit S.p.a. (Avv. Quintarelli) c. Vinicola San Prospero S.r.l. (Avv. Cenni)

Vedi Cass. 5 settembre 1998, n. 08827; Cass. 27 febbraio 2013, n. 4959

 

Il creditore che impugna lo stato passivo ai sensi dell’art.  98, comma 3, l.fall. è portatore non solo dei propri interessi, ma anche di quelli di tutti gli altri creditori e, pertanto, è legittimato ad esercitare tutte le azioni volte ad escludere o postergare i crediti ammessi, ivi compresa l’azione revocatoria ordinaria, non potendo l’inerzia del curatore - che abbia omesso di far valere, in via di eccezione, la revocabilità del credito o della garanzia in sede di accertamento del passivo o che non abbia impugnato il provvedimento di rigetto dell’eccezione regolarmente proposta - pregiudicare le ragioni degli altri, incolpevoli, creditori.

 

Art. 146

Cass. Civ., Sez. I, 25 marzo 2015, n. 6019 - Pres. Forte - Est. Bisogni - P.M. Zeno - M.A. (Avv. Stoduto) c. Fallimento

Medical Instrument Group S.r.l.

Vedi Cass. 28 luglio 2010, n. 17685

 

Nella determinazione degli onorari spettanti ai consulenti va applicato il criterio delle vacazioni, anziché quello a percentuale, non solo quando manca una specifica previsione della tariffa, ma altresì quando, in relazione alla natura dell’incarico ed al tipo di accertamento richiesti dal giudice, non sia logicamente giustificata e possibile un’estensione analogica delle ipotesi tipiche di liquidazione secondo il criterio della percentuale (nella specie, la S.C., in applicazione del principio esposto, ha confermato la decisione con cui il giudice di merito ha escluso l’applicazione degli artt. 3 e 4 del D.M. 30 maggio 2002 per la liquidazione del compenso ad un consulente tecnico d’ufficio, incaricato di accertare, previa classificazione dei bilanci sociali e nell’ambito di un’azione di responsabilità proposta ex art. 146 l.fall., il momento in cui la società avrebbe perduto il capitale sociale e i danni arrecati dalle nuove operazioni compiute dopo lo scioglimento).

 

Art. 186

Cass. Civ., Sez. I, 4 marzo 2015, n. 4398 - Pres. Ceccherini - Est. Didone - P.M. Velardi - Ortona Navi S.r.l. (Avv.

Pimpini Ficcadenti) c. Centrobanca S.p.a. (Avv. Tarzia) -

Banca di Credito Finanziario e Mobiliare

 

Il concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori deve essere risolto, a norma dell’art. 186 l.fall. (nella sua formulazione conseguente alle modifiche di cui al D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e prima di quelle intervenute con il D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, introduttivo del requisito dell’importanza dell’inadempimento, applicabile alle sole procedure concorsuali aperte successivamente al 1° gennaio 2008), qualora emerga che esso sia venuto meno alla sua funzione, in quanto, secondo il prudente apprezzamento del giudice del merito, le somme ricavabili dalla liquidazione dei beni ceduti si rivelino insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare, anche in minima parte, i creditori chirografari e, integralmente, i creditori privilegiati, ovvero quando venga accertata l’obiettiva impossibilità sopravvenuta di attuare le condizioni minime previste dalla legge fallimentare. In proposito, nessun rilievo può assumere l’eventuale colpa del debitore che, con la consegna dei beni, ha esaurito la sua prestazione, ove non sia prevista la sua liberazione immediata ed invece operi il trasferimento in favore degli organi della procedura della legittimazione a disporre dei beni ceduti ex art. 1977 c.c.

 

Cassazione Civile, Sez. I, 9 dicembre 2015, n. 24861 - Pres. Ceccherini - Est. Didone - P. c. Fallimento Inteco S.r.l., P. F., A. R. (legge fallimentare artt. 65, 67; cod. civ. artt. 2438, 2476, 2709)

 

Dichiarati inefficaci dal giudice di merito i pagamenti eseguiti dalla società in favore dei soci della stessa e a titolo di restituzione dei conferimenti in conto capitale o assimilati, dai medesimi disposti a titolo di sostegno al capitale di rischio, la Corte ribadisce la correttezza del principio per cui la erogazione di somme che, al di là del nomen, sia fatta dai soci alla società da essi partecipata o avviene a titolo di mutuo (e allora si costituisce l’obbligo per la società di restituirle ad una data scadenza) oppure il versamento è destinato ad essere iscritto non tra i debiti, bensì in apposita riserva in conto capitale o per simili poste. In tale seconda ipotesi, non si dà luogo ad alcun credito esigibile, se non per effetto dello scioglimento della società e nei soli limiti dell’attivo proveniente dal bilancio di liquidazione, un rimborso più simile al capitale di rischio che a quello di credito, qualificandosi per la postergazione della sua restituzione rispetto al soddisfacimento dei creditori sociali e per la posizione del socio quale residual claimant.

 

 

 

Art. 160

Trib. Pordenone 13 ottobre 2015 - Pres. Pedoja - Est. Petrucco Toffolo - Immobiliare Valbruna S.r.l. (Avv. Campoccia) c. Banca Mediocredito del Friuli Venezia Giulia (Avv. Del Zotto)

 

In tema di alterazione delle cause legittime di prelazione nel concordato preventivo con pagamento parziale dei creditori privilegiati ai sensi dell’art. 160, comma 2, l.fall., poiché il creditore titolare del privilegio ha diritto a ricevere quanto ricavato dalla liquidazione del bene che della prelazione è oggetto, al debitore che proponga il concordato preventivo ipotizzando che la liquidazione concordataria dell’immobile ipotecato possa avere maggiore durata rispetto a quella fallimentare non è consentito destinare i proventi della locazione dell’immobile stesso ai creditori chirografari, per i periodi locatizi ulteriori rispetto a quelli che si realizzerebbero in caso di fallimento (nel caso di specie, ipotizzando una liquidazione fallimentare nel termine di un anno ed una liquidazione concordataria nel termine di quattro anni, il debitore aveva destinato tre annualità locatizie, anziché al creditore ipotecario, al pagamento dei chirografari).

 

Art. 161

 

Trib. Rovigo 17 novembre 2015 - Pres. D’Amico - Est. Martinelli – Braida

 

Ai fini della concessione del termine di cui all’art. 161, comma 6, l.fall. non è necessaria, neppure in via sommaria, la previa determinazione degli aspetti essenziali  della proposta e del connesso piano concordatario, atteso che, da un lato, il legislatore lascia all’imprenditore la facoltà di depositare, in via alternativa e con conservazione sino all’omologazione degli effetti prodotti dal ricorso, un accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell’art. 182 bis l.fall., dall’altro il tribunale può comunque assumere sommarie informazioni, ai sensi dell’art. 161, comma 7, l.fall., oltre al parere del commissario, al fine di autorizzare o meno gli atti urgenti di straordinaria amministrazione richiesti dal debitore, con la conseguenza che è in ogni caso attivabile un idoneo procedimento attraverso il quale fare emergere, laddove necessario, almeno i tratti essenziali della formulanda proposta, così da evitare il compimento di iniziative in contrasto con la medesima.

 

Trib. Rovigo 24 novembre 2015 - Pres. D’Amico - Est. Martinelli - Grandi Molini Italiani S.p.a.

 

Ai fini della distinzione tra atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione nel concordato con riserva, le attività di gestione dell’impresa funzionali alla realizzazione del piano anticipato dal debitore ed in determinati limiti periodici di importi devono essere qualificate come atti di ordinaria amministrazione, non potendo venire in rilievo il valore assoluto delle singole operazioni, bensì dovendosi bilanciare il valore dell’atto ai valori della produzione, considerare la teologia dell’atto alla realizzazione dell’interesse della massa dei creditori e la produzione finale di attività (nella specie, il tribunale ha indicato gli atti di ordinaria amministrazione in € 20 milioni mensili per acquisti di materia prima ed imballi ed in € 4 milioni mensili per le altre tipologie di costi).

 

Trib. Trento 15 ottobre 2015 (data della decisione), decr. - Pres. Avolio - Est. Attanasio

 

Le nuove regole introdotte dalla L. n. 132/2015, che ha convertito il D.L. n. 83/2015, non si applicano alle procedure instaurate con domanda di concordato c.d. con riserva depositata in data anteriore alla sua entrata in vigore, anche se la proposta, il piano e l’ulteriore documentazione sono stati depositati in epoca successiva.

 

App. L’Aquila 25 novembre 2015 (data della decisione) - Pres. Fiore - Est. D’Orazio

L’incarico conferito ai professionisti, durante il concordato con riserva, per la redazione del piano e per la predisposizione dell’attestazione di fattibilità dello stesso e di veridicità dei dati aziendali, rientra nel novero degli atti di ordinaria amministrazione in quanto tali attività sono essenziali ed indefettibili per la corretta prosecuzione della procedura di concordato preventivo; rappresentano altresì atti di ordinaria amministrazione i pagamenti dei compensi ai professionisti stessi, qualora se ne ravvisi la proporzione economico-finanziaria in rapporto alla particolare situazione dell’impresa, nella misura in cui l’assunzione dell’opera professionale e la rilevanza dell’impegno di spesa possano pesare sulla sua precaria condizione economica.

 

Art. 168

Trib. Forlì 9 novembre 2015 (data della decisione), decr. - Est. Pazzi

Non può ritenersi inefficace ex art. 168, comma 3, l.fall. l’iscrizione ipotecaria avvenuta nei novanta giorni anteriori alla presentazione di una prima domanda di concordato, poi dichiarata inammissibile ex art. 173 l.fall., seguita a distanza di un notevole lasso di tempo da una successiva domanda di concordato.

 

Art. 173

Trib. Pordenone 30 ottobre 2015 - Pres. Dall’Armellina - Est. Petrucco Toffolo - P.M.T. S.p.a.

 

Il rimborso di un finanziamento soci postergato e l’esecuzione di pagamenti preferenziali a beneficio di una società partecipata, in epoca anteriore al deposito della domanda di concordato preventivo e non dichiarati nella domanda stessa, costituiscono atti in frode ai creditori idonei a determinare la revoca del concordato ai sensi dell’art. 173, comma 1, l.fall.

 

Art. 180

App. Firenze 29 settembre 2015 - Pres. De Simone - Est. Monti - Costruzioni S.r.l. in liquidazione (Avv. Vivaldi) c. Fall. Costruzioni S.r.l. in liquidazione (avv. Bottoni).

 

In tema di poteri del tribunale in sede di omologazione del concordato preventivo, va riconosciuta la sindacabilità non solo della c.d. “fattibilità giuridica”, che si traduce nella legittimità della proposta già oggetto dei poteri valutativi del tribunale, ma altresì la c.d. “fattibilità economica”, la quale non si sovrappone al giudizio di convenienza demandato dal legislatore esclusivamente ai creditori, ma afferisce alla probabilità basilare di adempimento della proposta, la quale non deve essere omologata in caso di inadempimento sicuro allo scopo di salvaguardare lo scopo essenziale della procedura concorsuale di definire la crisi dell’impresa.

 

Art. 186 bis

Trib. Ravenna 29 ottobre 2015 (data della decisione), decr. - Pres. Gilotta - Est. Farolfi - A. soc. coop. p.a.

 

È astrattamente ammissibile la domanda di concordato preventivo il cui piano preveda una ipotesi di scissione societaria parziale da attuarsi successivamente alla omologazione, tale per cui la scissa proseguirà l’attività caratteristica, mentre la beneficiaria avrà l’esclusivo scopo di liquidare una parte dei beni destinati al soddisfacimento dei creditori concorsuali; in tal caso, però, il tribunale dovrà verificare se, in concreto, il piano e l’attestazione dimostrino quella funzionalità alla migliore soddisfazione dei creditori, così come previsto dall’art. 186 bis l.fall.